QR code menu ristorante: come farlo gratis e non rifarlo mai più
Un menu con QR code si fa in dieci minuti e non costa niente da tenere online — se lo costruisci su una pagina tua invece che su un PDF. Come farlo bene, così il codice che stampi non scade.
Un menu con QR code è una delle poche cose in un locale che si fanno una volta sola e poi funzionano da sole. A patto di non commettere l'errore che fanno quasi tutti: far puntare il codice a un PDF.
La differenza fra un QR code che dura e uno da rifare ogni stagione non sta nel codice — sta in cosa c'è dall'altra parte del link. Vale la pena spendere dieci minuti a farlo bene, perché è la differenza fra cambiare un prezzo in trenta secondi e ristampare quaranta tavolini.
L'errore: il QR che porta a un PDF
È la strada più veloce e quella che si paga dopo. Esporti la carta in PDF, la carichi da qualche parte, generi un codice che punta al file. Funziona il primo giorno.
Poi cambia il prezzo del pesce. Il PDF è una fotografia: per aggiornarlo lo riesporti, lo ricarichi, e se il link cambia — succede quasi sempre — ristampi tutti i codici. Nel frattempo il cliente al tavolo pizzica lo schermo per leggere i secondi, perché un A4 su un telefono è un A4 rimpicciolito.
- Non si adatta allo schermo. Si ingrandisce e si sposta — la lettura peggiore possibile a tavola.
- È fermo al momento dell'export. Ogni modifica è un ciclo esporta-carica-ricontrolla.
- Google non lo legge come una pagina. I piatti e i prezzi che la gente cerca restano fuori dai risultati.
- Il link è fragile. Cambia il file, spesso cambia l'indirizzo — e il codice stampato punta nel vuoto.
Come si fa, in pratica
1. La carta va su una pagina, non in un file. Una pagina web che controlli tu, con un indirizzo stabile. È l'unico passaggio che conta davvero: tutto il resto discende da qui.
2. Scrivi i piatti come testo. Non una foto della carta, non un'immagine esportata da Canva. Testo vero, che si adatta al telefono e che i motori di ricerca possono leggere — è anche il motivo per cui una pagina menu può portarti clienti, mentre un PDF no.
3. Metti gli allergeni accanto al piatto. Il punto sotto.
4. Genera il QR code sull'indirizzo della pagina. Qualsiasi generatore va bene, sono tutti gratis: il codice è solo un URL codificato. Non pagare per un QR code — semmai valuta cosa ci sta dietro.
5. Stampa e basta. Da qui in poi non tocchi più il codice.
Stampa il codice una volta. Cambia la carta cento volte.
— IL PUNTO DI TUTTOGli allergeni: il vantaggio meno ovvio
L'informazione sugli allergeni va data al cliente, e il Reg. UE 1169/2011 non fa sconti alla carta digitale: cambia il supporto, non l'obbligo. Come applicarlo al tuo locale è cosa da chi ti segue — qui interessa il lato pratico, che è il vero motivo per cui il digitale conviene.
Su carta stampata gli allergeni finiscono in fondo, in un raccoglitore dietro al bancone, o in una tabella che nessuno ha aggiornato da quando è cambiato il fornitore del pane. Su una pagina stanno accanto al piatto, dove il cliente li legge senza chiedere — e si aggiornano quando cambia una ricetta, non quando si ristampa.
È anche la parte che il personale ringrazia: meno domande al tavolo su cosa contiene cosa, e nessuna versione vecchia in circolazione.
«Gratis» davvero, o gratis finché?
Generare il codice è sempre gratis, e chiunque te lo faccia pagare ti sta vendendo qualcos'altro. La domanda giusta è cosa costa tenere in piedi la pagina a cui il codice punta, e per quanto.
Le carte QR gratuite che si rivelano care hanno tutte lo stesso schema: la pagina sta su un servizio altrui, l'indirizzo è il loro, e quando finisce il periodo di prova — o cambia il listino — il codice che hai stampato punta a una pagina che non controlli. Ristampare non è un costo teorico: sono quaranta tavolini, i menu da asporto e le vetrine.
Non «è gratis?» — quasi tutti lo sono all'inizio. Ma:
- Di chi è l'indirizzo a cui punta il codice? Se il dominio non è tuo, il codice non è tuo.
- Se smetto di pagare, la pagina sparisce o resta?
- Posso esportare la carta e portarla altrove?
Se le tre risposte non ti piacciono, il codice te lo ristampi tu.
Dove metterlo, e in che formato
Il codice sul tavolo è l'ovvio. Quelli che rendono di più stanno altrove.
In vetrina, dove chi passa legge la carta prima di entrare — è il momento in cui si decide se si entra. Sul menu da asporto, dove porta alla versione sempre aggiornata. Nella bio di Instagram, che non è un QR code ma è lo stesso link, e vale più di tutti gli altri messi insieme.
Due dettagli pratici: stampa il codice abbastanza grande da leggersi con la luce bassa della sala, e mettici accanto una riga di testo — «la carta» — perché un quadrato nero senza spiegazione viene ignorato più spesso di quanto sembri.
Il riassunto
Il QR code non è la parte interessante: è un indirizzo in forma di quadrato. Tutto il valore sta nel decidere che quell'indirizzo sia tuo e punti a una pagina viva.
Fatto così, è una delle poche cose che si sistemano una volta e non tornano più sul tavolo — nel senso letterale.
Guida pratica per ristoratori. Sugli obblighi informativi (allergeni, Reg. UE 1169/2011) e su come si applicano al tuo locale, fai riferimento a chi ti segue: qui si descrive come lavorano i ristoratori, non gli adempimenti.
Frequently asked
Come si fa un menu con QR code gratis?
Metti la carta su una pagina web che controlli, poi genera un QR code che punta all'indirizzo di quella pagina. Generare il codice è gratis ovunque — un QR code è solo un URL codificato e nessuno può farsi pagare per il codice in sé. Quello che conta è cosa c'è dietro: se il link porta a una pagina che puoi modificare, cambiare un prezzo non significa ristampare niente.
Meglio far puntare il QR code a un PDF o a una pagina web?
A una pagina web, sempre. Un PDF è una fotografia della carta: fisso dal momento in cui lo esporti, faticoso da leggere al telefono — si pizzica per ingrandire — e vecchio il giorno in cui cambi un prezzo. Una pagina si adatta allo schermo, si apre in un tocco e si aggiorna nell'istante in cui la modifichi: lo stesso codice stampato mostra la carta di stasera.
Devo mettere gli allergeni sulla carta digitale?
L'informazione sugli allergeni va data al cliente, e il Reg. UE 1169/2011 vale anche quando la carta è digitale — la forma cambia, l'obbligo no. Il vantaggio pratico del digitale è che gli allergeni stanno accanto al piatto invece che in un raccoglitore dietro al bancone, e si aggiornano quando cambia una ricetta. Per come applicarlo al tuo caso senti chi ti segue: qui si parla di come lo fanno i ristoratori, non di adempimenti.
Il cliente deve scaricare un'app per leggere il QR code?
No. Tutti i telefoni in circolazione leggono i QR code dalla fotocamera, senza installare niente. Se la tua carta chiede un'app o una registrazione, il problema non è il QR code: è cosa ci hai messo dietro.
Ogni quanto va ristampato il codice?
Mai, se il codice punta a una pagina e non a un file. È tutto il senso della cosa: il QR code contiene l'indirizzo, non la carta. Cambi i piatti, i prezzi, il menu di stagione — il codice sul tavolo continua a funzionare. Si ristampa solo se cambi dominio o se il tavolino si rovina.